Fare sistema. Difendere il “made in Italy”. Comprare italiano. Sono alcuni degli slogan che i politici italiani, di qualunque schieramento politico, utilizzano ogni qualvolta si discute di economia nazionale. Molto spesso, anzi troppo spesso, alle parole di circostanza non seguono tuttavia i fatti. E, infatti, eccoli salire e scendere da automobili di marche straniere: ministri, sottosegretari, presidenti di regione, sindaci. In altri Paesi non è così: in Francia, in Germania, in Gran Bretagna i governanti viaggiano su prodotti nazionali.
Si potrà obbiettare affermando che in Italia c’è un solo costruttore, il gruppo Fiat, che però vuole dire anche Alfa Romeo e Lancia, e pure Maserati. Ci sarebbero poi la Ferrari e la Lamborghini, ma fabbricano gran turismo allo stato puro. Vuoi mettere quando è invece più facile in Francia, dove la scelta è tra i modelli del gruppo Peugeot-Citroen – il presidente Sarkozy utilizza come macchina ufficiale la Citroen C5 – e Renault, oppure in Germania, dove si contano la galassia Volkswagen-Audi, la BMW, la Mercedes, la Opel; tutte industrie ben fornite di vetture con caratteristiche da ammiraglia, quali A6 e A8, Serie 7, Classe S, Phaeton. La mancanza di grandi berline da “rappresentanza” – il panorama italiano comprende soltanto due modelli con queste prerogative, l’Alfa Romeo 159 e la Maserati Quattroporte – è dunque un impedimento a non viaggiare italiano? Forse sì. Ma non è sufficiente come alibi. Sarebbe più opportuno, insomma, che almeno i componenti dell’Esecutivo, cioè i Ministri, e i presidenti di Regione si muovessero su automobili “made in Italy”.
Si potrà obbiettare affermando che in Italia c’è un solo costruttore, il gruppo Fiat, che però vuole dire anche Alfa Romeo e Lancia, e pure Maserati. Ci sarebbero poi la Ferrari e la Lamborghini, ma fabbricano gran turismo allo stato puro. Vuoi mettere quando è invece più facile in Francia, dove la scelta è tra i modelli del gruppo Peugeot-Citroen – il presidente Sarkozy utilizza come macchina ufficiale la Citroen C5 – e Renault, oppure in Germania, dove si contano la galassia Volkswagen-Audi, la BMW, la Mercedes, la Opel; tutte industrie ben fornite di vetture con caratteristiche da ammiraglia, quali A6 e A8, Serie 7, Classe S, Phaeton. La mancanza di grandi berline da “rappresentanza” – il panorama italiano comprende soltanto due modelli con queste prerogative, l’Alfa Romeo 159 e la Maserati Quattroporte – è dunque un impedimento a non viaggiare italiano? Forse sì. Ma non è sufficiente come alibi. Sarebbe più opportuno, insomma, che almeno i componenti dell’Esecutivo, cioè i Ministri, e i presidenti di Regione si muovessero su automobili “made in Italy”.