co.co.co. e collaboraz. a progetto: cosa ne pensate?

giangirm

OovoO
11 Ottobre 2004
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Roma
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riporto un articolo letto oggi su repubblica per chiedervi un attimo di riflessione su uno dei fenomeni tipici del nostro tempo: la mancanza di certezze nel futuro lavorativo.
Io sinceramente sono più fortunato, ma non so cosa commentare, non vedo alternative a questa brutta piega che ha preso il mondo del lavoro, ma sono preoccupato per il futuro di tante persone che conosco :ka) :mecry)
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Gli exCo. co. co: "Prima tanti sforzi per poco, ora il ricatto: o diventi autonomo o troviamo un altro"
La via crucis dei precari a vita "Senza i soldi per auto e casa"

BOLOGNA - E' arrivata la prima nebbia dell'autunno ed Elio è preoccupato. "Se mi ammalo ancora, rischio di perdere il lavoro. La settimana scorsa avevo l'influenza, febbre sopra ai 38, ma sono andato a lavorare. Il motivo? Ho un contratto di tre mesi, e il mio datore di lavoro, un artigiano elettricista, mi ha detto chiaramente che se c'è da montare un impianto si lavora e basta. Se non reggi, stai pure a casa, e il contratto non viene rinnovato. C'è anche un altro motivo: almeno quando hai un pezzo di contratto, devi lavorare tutti i giorni, altrimenti a fine mese ti ritrovi con una busta paga da fame. E devi pagare i debiti fatti durante i mesi in cui non porti a casa un euro" .

Interinale, parasubordinato, atipico, Co. co. co o, come si propone adesso, Cocopro (collaboratore a progetto): Elio, 28 anni, è passato e sta passando attraverso tutte le forme di lavoro precario. "Il risultato? Non puoi affittare una casa, perché non hai una busta paga sicura. Non puoi comprare un'automobile, perché nessuno ti dà un finanziamento. Spesso c'è il problema del mangiare. Vivo assieme ad altri ragazzi, precari come me, e devi pregare Dio che almeno qualcuno trovi da lavorare e ti possa preparare un piatto di pasta" .

Cento storie che si intrecciano, e nessuno vuole nome e cognome sul giornale perché "basta un niente per farsi cacciare via" . Anna, quasi quarant'anni, è una grande "esperta" di call center. "Ci sono quelli di serie A e quelli di serie B o C. Io li ho passati tutti. Dalla Tim dove ogni due ore hai una pausa di un quarto d'ora e puoi rilassare occhi, orecchi e gambe, a quelli dove la pausa arriva quando non ne puoi più e devi gridare: "Vado in pausa" e il capo ti dice sì o no. Nei call center di serie B o C non trovi la tua cuffia personale, e può succedere di beccarti un herpes all'orecchio o alle labbra. Ci sono locali dove stai bene, ed altri dove non c'è nemmeno il ricambio d'aria. Ho lavorato anche in un call center dove devi rispondere al telefono e allo stesso tempo dare risposte allo sportello e nei rari momenti di pausa inserire dati in un computer". Uno stipendio che arriva a mille euro al mese, ma solo "con tanti straordinari e lavorando nella notte di Natale e di Pasqua". "Negli ultimi otto anni ho fatto quattro giorni di malattia in tutto. Sempre disponibile, sempre attenta. Il risultato? Faccio parte di una generazione esasperata, perché non sono ancora riuscita a trovarmi un lavoro che non abbia una scadenza, come il latte" .


Ma non è facile nemmeno trovarli, i lavori precari. "Ho fatto il barista ed il cameriere all'estero - dice Fabio, 26 anni - e qui a Bologna, anche se parlo bene l'inglese, non ho trovato posto. Preferiscono chiamare gli studenti, quando servono, al venerdì e al sabato o durante la settimana se c'è la partita. Venti o trenta euro in nero, e tutto è risolto. E allora, per vivere, fai anche il "postino pubblicitario". Alle 8,15 sei al punto di incontro e consegni pubblicità fino alle 13,30. Se non ti ammali mai, a fine mese hai in tasca 500 euro".

Una vita tirata con i denti, quasi senza speranza - dice Vittorio, 28 anni - "di riuscire a raggiungere una qualità della vita simile a quella conquistata dai nostri genitori" . "Se va avanti così, non avremo né casa (chi fa il mutuo a un precario?) né una pensione".

Per questo Vittorio, Elio, Fabio e tanti altri hanno inventato a Bologna "Passepartout" , gruppo che, "sotto la protezione di San Precario" , occupa case pubbliche sfitte e organizza la protesta di chi non ha un posto fisso. "Paradossalmente - dice Fabio - io sono stato costretto ad occupare una casa proprio mentre, per la prima volta, facevo l'operaio in fabbrica, alla Ducati. Mi sono accorto che, continuando a spendere 500 euro per l'appartamento, non avrei avuto i soldi per vivere. Un contratto di sei mesi e solo all'ultimo giorno ti dicono: "Questo è il suo libretto di lavoro. Il contratto non è stato rinnovato. Restituisca il badge"".

Con la fine dei contratti Co. co. co, anche gli sportelli della Cgil sono presi d'assalto. "Ora debbono essere proposte le collaborazioni a progetto - dice Giulia Santoro del Nidil (Nuove identità di lavoro) - ma questa è una forma nuova per non cambiare nulla. Progetto è preparare un sito Internet, ma quale progettualità c'è in un call center o in un negozio che vende abiti?" . Mille domande, allo sportello o via email.

Adesso anche le badanti dei vecchi diventano "Cocopro". "Otto ore al giorno, 5 euro lordi all'ora. A cercare questo lavoro sono soprattutto le moglie degli immigrati venuti qui a fare gli operai tanti anni fa" . I Cococo in scadenza hanno paura per il futuro. "Faccio il pony espress, con il mio motorino. Un euro e 20 per ritiro o consegna, 1,90 se ci sono consegna e ritiro. Tutto al lordo, naturalmente. In caso di malattia c'è un piccolo contributo se sei ricoverato all'ospedale, e lo paga l'Inps. Se fai una settimana di influenza, nemmeno un euro". "Le ragazze che vanno in maternità, hanno l'80% della media degli stipendi ricevuti negli ultimi dodici mesi. Se hai lavorato solo qualche mese, si riceve una miseria".

"Le trattenute sono del 17,80%, contro il quasi 40% di un lavoratore dipendente. Due terzi sono pagati dal datore di lavoro, un terzo dal collaboratore a progetto. E tutto finisce nella gestione separata Inps, che non sarà recuperata nel caso si trovasse finalmente un posto fisso" . "Per consegnare le pizze - dice un ragazzo - il padrone mi ha fatto aprire la partita Iva. Così lui è in regola, ed io devo andare dal commercialista, come fossi un libero professionista. Se dico no, nessun problema: ci sono file di ragazzi pronti a lavorare in nero".
 

squalettoge

Nuovo Alfista
12 Ottobre 2004
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- Genova -
digilander.libero.it
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seat leon 5f 2.0 TDI black edition 2015 , ex 147 2003
squalettoge":1z1hypgz ha detto:
mah penso che sia cmabiato solo il nome alla fine si tratta sempre di lavoro di "precariato" un ottima gabola x "assumere" persone x magari ragigungere un buget e poi disfarsene quando c''e da divide la torta dei riusltati :KO) ...
 

Arj147

Nuovo Alfista
19 Ottobre 2004
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VicusMercati
secondo me è una cosa assurda.
Devi essere in regola ma poi lo prendi sempre neli fondelli.

Ora cambiano il nome, ma non le condizioni. poi c'è chi al coraggio di affermare che le assunzioni sono aumentate dell' X % e che l'italia lavora di più...
Te credo che poi i consumi rallentano! Uno con cosa le paga le bollette, a marchetta?? ...e poi con questo euro di m... l'unica cosa su cui hanno fatto una conversione al millesimo di millesimo di euro sono gli stipendi.
Per il resto han cambiato solo il sombolo e raddoppiato di fatto la valuta! :KO)
 

lope

Nuovo Alfista
12 Ottobre 2004
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confermo, è una vera fregatura per chi ha quel genere di "assunzione"

in pratica non puoi fare progetti... perchè come fai a dire che tra 6 mesi hai ancora quell'entrata di stipendio?
magari cambi ok, però stai fermo tre mesi... ecco i soldi di bollette ecc per quei tre mesi dove li pigli?
 

giangirm

OovoO
11 Ottobre 2004
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lope":3gfxzqt9 ha detto:
confermo, è una vera fregatura per chi ha quel genere di "assunzione"

in pratica non puoi fare progetti... perchè come fai a dire che tra 6 mesi hai ancora quell'entrata di stipendio?
magari cambi ok, però stai fermo tre mesi... ecco i soldi di bollette ecc per quei tre mesi dove li pigli?
e soprattutto con un contratto del genere, non ti caca nessuno per fare un mutuo, fare una rateo per l' acquisto di un auto nuova, fare un contratto per pagare un affitto.... :evil:
 

awe

Nuovo Alfista
19 Ottobre 2004
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segreto
ragazzi sicuramente è meglio essere assunti così (cioè in co.co.co) che non esserlo proprio !!! Molti datori di lavoro (parlo delle ditte piccole) non possono permettersi di assumere un dipendente e pagargli i contributi in toto, se prende 1000€ circa altri 700€ vanno allo stato, quindi in totale costa alla ditta 1700€ al mese, certo sono costi che si scaricano a fine anno ma sono sempre da tirare fuori e ora mai neanche per le aziende c'è un futuro sicuro !! Quindi come si fa a garantire a un dipendente l'assunzione "infinita" il problema è che in italia una volta assunta una persona a tempo indeterminato è impossibile licenziarla a meno che non si fallisca, questo contratto è l'unico modo "lecito" per far lavorare un dipendente, questo è un problema...con questo contratto i contributi si pagano la meta. (esperienza personale, mio padre ha un'aziendettina)

Andrea
 

Aleksej

Nuovo Alfista
12 Ottobre 2004
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7° Beach - TO
*Dipende*

Dipende da un mucchio di cose. A partire dal reale rapporto tra azienda e dipendente, ecc.

Il contratto a progetto, ex cococo, cautela fino ad un certo punto il dipendente, ma in linea teorica, se nessuna delle due parti in causa fa "vaccate" (termine giuridico ufficiale...) il tutto funziona.

PECCATO che non sia sempre vero.

Toh, per rimanere nel mercato automobilistico, si potrebbe dire che un assunzione normale somiglia al comprare un'auto da un concessionario ufficiale, mentre il cococo è come comprarla da privato.


Dal concessionario sei più cautelato, ma l'esperienza insegna che prendi pacchi pure lì, come nel lavoro da dipendente. (Sennò non sarei a piedi, da quadro che ero...) Comprare da privato rappresenta un rischio, se il venditore è un disonesto, sennò è solo un modo con cui ambo le parti risparmiano su qualcosa.
 
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